Lontani ma vicini – Riflessioni a partire dall’albo illustrato “Dimmi”

#unlibroper... parlare di VICINANZA, LONTANANZA, LEGAMI.

LONTANI MA VICINI

Marta Malacrida, Pina Grossoni

 

Riflessioni a partire dall’albo “Dimmi”, testo di Anselmo Roveda, illustrazioni di Chiara Bongiovanni. Pulci Volanti editore, 2019

https://pulcivolanti.it/dimmi/

 

  

Come si può rimanere vicini nonostante la distanza? Com’è possibile tessere fili e intrecciare trame che solchino la lontananza e facciano sentire la presenza anche nell’assenza?

Queste sono le domande a cui questo bellissimo Albo illustrato tenta di rispondere.

Questi sono i quesiti che probabilmente rimbombano nella nostra mente e nel nostro cuore da qualche settimana. Da quando siamo forzatamente distanti.

Da quando questa emergenza sanitaria ci ha portato via la libertà del tocco, dell’abbraccio e delle carezze.

 

Per azzardare risposte a queste domande, abbiamo chiesto aiuto alle parole e alle immagini di questo testo, per cercare respiro laddove c’è chiusura, distanza e, forse, paura.

Vorremmo accompagnarvi in questo piccolo viaggio tra la poesia delle parole e delle illustrazioni, per proporre una riflessione sulla lontananza e sul tempo che ci separa, dove l’amore e il bene continuano a esistere anche solo attraverso le parole, al di là della presenza.

 

Lontano quanto?

 

Lontano un po’

Per un tempo che non so dire.

E lontano è sempre troppo

Anche quando è solo un po’.

 

Inizia così un canto a due voci tra padre e figlio che ci accompagna a scoprire come sopravvivere alla distanza relazionale, soprattutto quando è lontananza non scelta.

 

Lontano quanto?

 

Si può misurare la lontananza? E quale unità di misura è necessario utilizzare per comprenderne la profondità, la durevolezza e la reversibilità?

In questo momento la distanza sembra uniformata. Che tra noi ci siano milioni di chilometri o solo qualche centinaia di metri poco cambia. Ma le distanze hanno una misura propria che è quella del cuore, dei legami e degli affetti.

Serve allora cercare qualche antidoto capace di andare oltre la misura della lontananza, la sua metratura e la profondità.

E in questo testo troviamo qualche suggerimento…

È attraverso il ricordo, la sua celebrazione, la parola scritta, pronunciata, cantata, scelta che diventa possibile solcare la distanza e saltare al di là della nostalgia.

 

 

Lontano dove?

 

E c’è un luogo per la lontananza? Dove ti posso cercare quando non ci sei? Dove ti posso immaginare?

È importante, forse soprattutto per i piccoli, avere nella mente un luogo dove andare a cercare chi non c’è, chi è distante. Se questo luogo esiste lo possiamo tenere al caldo della nostra mente, lo possiamo visitare con i passi svelti della memoria e dell’immaginazione, ma se non c’è lo dobbiamo costruire, con cura e dedizione, con fantasia e coraggio, per permettere a chi non c’è di riposare in una cornice calda e rassicurante.

 

Il pensiero va a tutti noi, lontani ma vicini.

Un pensiero speciale va agli operatori sanitari impegnati in prima linea in questa emergenza, moderni eroi ma soprattutto persone, spesso esposti a molteplici deprivazioni di tempo, spazio e legami e, altrettanto spesso, forzatamente lontani dalle proprie famiglie e dagli abbracci che potrebbero ristorare il loro cuore, almeno un pò.

E un pensiero commosso va inevitabilmente anche a tutte le persone che non ci sono più, che questo virus ha portato via in tutti i suoi drammatici significati.

Al lutto in questa fase emergenziale non abbiamo ancora donato l’attenzione necessaria.

Alle persone che sono state portate via da casa e che lì non sono più tornate è difficile pensare senza sentire un dolore profondo, cieco e sordo.

Alla processione di camion militari che trasportano i feretri è difficile trovare significato e collocazione.

Ma occorrerà trovare il tempo, e il luogo, per celebrare anche queste assenze e queste lontananze, cercando forsennatamente il modo per dare voce, spazio, colore, nomi e lacrime a questi lutti.

 

 

Il tempo forse

È quello che conta

Adesso che sono lontano.

 

 

 

Il tempo dell’assenza ha tutto un altro sapore, un altro ritmo, uno strano candore.

È un tempo lento, cadenzato di sospiri e desideri, denso di pensieri e di tentativi per accorciarlo, allungarlo, comprimerlo.

Non c’è altro modo se non quello di vivere questo tempo, momento per momento, e attendere. Aspettare. Che non è stare fermi, ma prepararsi ad accogliere.

 

 

Aspetteremo, soli insieme, suggerisce e illumina ancora il testo.

 

 

 

Soli insieme, stretti in un ossimoro strano, stridente e rassicurante.

Capaci di attendere e di fare dell’assenza, presenza.

Come si può fare?

Attraverso il ricordo, la sua celebrazione, la parola scritta, pronunciata, cantata, scelta, per solcare la distanza e saltare al di là della nostalgia. Nel ricordo, nelle parole per chi non c’è e a chi non c’è, l’Altro è presente perché tenuto al caldo e al riparo nel proprio cuore. In questo modo l’assenza può colorarsi degli affetti e dei pensieri, tenere compagnia, riscaldare e, così, accorciare le distanze almeno un po’.

 

Leggere e osservare questo Albo, immergersi nelle parole e nelle illustrazioni sembra dare un volto, un colore e una forma ad una competenza raffinata e preziosa: l’”amare in assenza” (Attig, 2002).

In questo tempo strano, siamo obbligati a fare esercizio di questo tipo di Amore.

E, forse, se riusciamo a viverlo come occasione per comprendere questa complicata e profondissimamente ricca competenza del cuore, tutto potrà sembrare almeno un po’ più lieve.

 

 

Sarai lontano, ma vicino, vero?

Sì, vicino.

Vicino fino a sentire il tuo respiro.

 

Anche quando sarò lontano.

 

 

 

Attig T. (2002) The heart of grief. Oxford, New York.

Roveda A., Bongiovanni C. (2019) Dimmi. Pulci Volanti editore. Collana conrispondenze.






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